Donne che corrono coi lupi, ovvero, come smettere di chiedere scusa a chi non ha mai corso
La donna sana assomiglia molto al lupo: robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale, errante. Eppure la separazione dalla natura selvaggia fa sì che la personalità della donna diventi povera, sottile, pallida, spettrale.
— Clarissa Pinkola Estés
C’è un momento in cui capisci che non è il mondo ad averti tradita: sei tu che hai firmato il contratto in bianco con le regole degli altri.
E allora apri questo libro. E senti la voce di una psicanalista che non conosci — Clarissa Pinkola Estés — che ti prende per mano e ti dice: “Adesso basta. Si corre”.
Il manuale non è elegante… è una foresta.
Miti, fiabe, animali. Non ci sono capitoli “da sera sul divano”.
È roba da zaino, scarpe scomode, qualche graffio.
Perché qui non si tratta di imparare a volersi bene in tre mosse: si tratta di ricordare di che pasta sei fatta.
Leggendolo, ho sentito bussare la bambina che ero, quella che parlava con le nuvole, non con gli schermi,
che cercava presagi nei fili d’erba e non approvazione nei “like”.
Mi ha domandato con una dolcezza implacabile:
«Dove mi hai lasciata, mentre imparavi a essere gentile con il mondo tranne che con con te stessa?»
E in quell’eco ho riconosciuto la domanda che ogni donna, a un certo punto, deve affrontare:
quante volte abbiamo zittito la nostra voce più vera per educazione, per quiete, per amore malinteso?
Quante volte abbiamo scelto il silenzio come forma di sopravvivenza, dimenticando che era la nostra anima a pagarne il prezzo?
Così l’ho lasciata entrare

La bambina, la voce, il cielo.
Non per tornare indietro, ma per ricominciare da dove mi ero dimenticata di esistere.
Con la tenerezza di chi ha finalmente smesso di chiedere il permesso per essere vera.
Ogni storia — La Loba che raccoglie le ossa della memoria e le ricompone nel canto, la Donna Scheletro che, dall’abisso della morte, riscopre la tenerezza dell’amore, la Fanciulla Blu che scende nelle acque dell’inconscio per recuperare la voce smarrita — è un promemoria mitico e terapeutico che ci ricorda che la psiche femminile non cresce per accumulo, ma attraverso iniziazioni.
E allora chiediti:
• Cosa stai ancora nascondendo per paura di sembrare “troppo”?
• Dove la tua creatività chiede ossigeno?
• Chi sei, quando nessuno ti osserva?
Non è terapia clinica. È una seduta di selvatichezza. Una scuola di ritorno a casa.
🌸 Piccolo rito (provare per credere)
Finito un capitolo, fermati.
Prendi un foglio, scrivi l’immagine che ti ha ferita o guarita. Non serve bellezza, serve verità.
È la tua prima zampa nella corsa.
«Se non vai nei boschi, nulla accadrà mai,
e la tua vita non avrà mai inizio»
🐺 Perché leggerlo
Perché è un libro che non consola. Ti libera.
E la libertà, lo sappiamo, non è un abbraccio caldo… è vento sulla faccia, capelli che ti vanno negli occhi, cuore che batte all’impazzata.
Ma è l’unica cosa che vale la fatica.
“Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni,…”
Nota per lettrici e lettori addomesticati:
Non c’è un happy ending pronto. C’è un inizio.
Il resto è la corsa. E sì, si corre anche da sole.
Salvina Cimino
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SCHEDA TECNICA
📘 Titolo: Donne che corrono coi lupi
✍️ Autore: Clarissa Pinkola Estés | Traduttore: M. Pizzorno
🏛 Casa editrice: Sperling e Kupfer | 📅 Anno: 2016
📚 Genere: Sociologia | 🗒 Pagine: 605
💰 Prezzo: €15,00
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