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Mentre il nostro presente ci costringe a fare i conti con le ombre più persistenti della violenza di genere, il romanzo Sara Sandro Sofia offre una lente capace di sondare ciò che, per decenni, è scivolato ai margini del discorso pubblico.

È un percorso attraverso le stratificazioni dell’identità italiana, dove la cultura patriarcale ha intessuto legami e ferite che continuano a pulsare sotto la superficie della storia.

Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne leggo Sara Sandra Sofia – storie allo specchio delle stagioni – di Carmelo De Marco edito da Edizioni Simple.

Un romanzo che attraversa l’Italia come un atlante emotivo

Sara, Sandro e Sofia non sono soltanto personaggi: sono aperture, fenditure attraverso cui osservare l’Italia del Novecento e del nuovo millennio.

  • Sara, nella Sicilia del 1954, racchiude l’inquietudine di una donna nata nel solco della tradizione ma già proiettata verso un’inedita libertà interiore. Il dopoguerra, con le sue macerie etiche e materiali, fa da sfondo a una presa di coscienza lenta e tenace. Sara rappresenta quelle donne che, pur senza avere parole politiche o strumenti culturali sofisticati, hanno scardinato i confini del ruolo loro imposto.
  • Sandro, nella Napoli degli anni Ottanta, è invece la voce maschile che l’autore colloca provocatoriamente al centro: un uomo che resta intrappolato nel dovere familiare, pur amando un’altra donna, simbolo di un maschilismo che soffoca tanto chi lo subisce quanto chi lo incarna. È il ritratto dell’uomo cresciuto dentro una pedagogia affettiva distorta: incapace di scegliere la verità perché educato a non disobbedire al modello.
  • Sofia, nella Bologna del 2022, è la figlia smarrita del nostro tempo: fragile, sospesa tra desideri e vuoti emotivi, inciampa in un amore già occupato, e nella sua ricerca confusa di sé restituisce il malessere di una generazione che vive la libertà, ma ancora non la possiede davvero.

Tre epoche, un’unica radice culturale

La forza del romanzo sta nella sua capacità di far dialogare tempi diversi — dalla memoria ancora calda della guerra, alle tensioni dell’Italia repubblicana, sino alle fratture sociali e politiche del presente — mostrando come la struttura profonda delle relazioni di genere rimanga sorprendentemente invariata.

De Marco non indulge mai nella retorica. Egli mette in scena, con nitidezza quasi antropologica, la persistenza di una cultura patriarcale che ha modellato le vite delle donne, ma che ha anche limitato gli uomini, rendendoli incapaci di esprimere la propria vulnerabilità e di riconoscere quella dell’altro.

L’indagine psicologica come atto politico e sociale

Le tre voci narranti, tutte in prima persona, aprono all’intimità più complessa: la paura, il desiderio, l’inadeguatezza, la colpa.
Non c’è mai compiacimento né giudizio. C’è invece un dolore composto, uno scandaglio che punta alla radice delle dinamiche affettive, mettendo in scena i modi in cui la cultura plasma la psiche.

L’autore sembra dirci che la violenza non nasce all’improvviso: è la conseguenza estrema di un immaginario collettivo che per decenni ha raccontato alla donna che deve adattarsi, e all’uomo che deve dominare, reprimendo perfino se stesso.

Un libro che risveglia

La scrittura di De Marco è sobria, essenziale, ma intrisa di una delicatezza che non attenua la verità, anzi la rende più incisiva. Il suo sguardo non è accusatorio, piuttosto invita i lettori a ripensare le radici culturali che, a distanza di decenni, ancora alimentano disparità, fraintendimenti, ferite.

Le tre storie, pur attraversate da tradimenti e dissidi morali, non scivolano mai nella banalizzazione del sentimento. L’amicizia non diventa mai il falso rifugio, l’amore non si veste di indulgenza. Al centro rimane sempre la donna: la sua dignità, la sua fatica, la sua irriducibile volontà di rialzarsi.

Un romanzo che parla al presente e che ci riguarda tutti

Nel giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, questo libro acquisisce una risonanza particolare.
De Marco ci ricorda che la violenza non è solo un atto fisico, ma un sistema di pensieri, parole, omissioni e abitudini che si nutrono della storia e si tramandano nei gesti quotidiani.

Il romanzo mette “il dito sulla piaga”, come dice l’autore, non con brutalità ma con rigore morale: suggerisce che la vera trasformazione non nascerà dalle urla nel silenzio delle tragedie annunciate, ma dall’educazione, dalla scuola, dalla famiglia, da quella lenta rivoluzione culturale che permette alle nuove generazioni di diventare uomini e donne liberi.

E ci invita, tutti, ad andare controvento, proprio come le donne di questo libro.

Salvina Cimino

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SCHEDA TECNICA

Titolo: Sara Sandra Sofia – storie allo specchio delle stagioni

Autore: Carmelo De Marco

Casa Editrice: Edizioni Simple  | Anno: 2025

Genere: Romanzo |  Pagine: 209

Prezzo: 18,50

Se desideri leggere questo libro, puoi trovarlo qui

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